Lo stato di salute delle prime 100 gestioni industriali del servizio idrico del Paese mostra un chiaro miglioramento degli indicatori economico-finanziari, in particolare tra gli operatori di maggiori dimensioni. La Direttiva 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane e la Strategia europea per la Resilienza Idrica delineano un allargamento del perimetro del servizio e con esso anche una nuova “rampa” degli investimenti. A fronte di queste esigenze, la possibilità di ricorso all’indebitamento delle gestioni appare limitata. Occorre un ripensamento degli assetti gestionali e di governance.

L’evoluzione del Servizio Idrico Integrato nel nostro Paese sta delineando uno scenario complesso in cui le esigenze di investimento connesse al miglioramento della qualità dei servizi, alla loro estensione e alla riduzione dell’impatto ambientale devono necessariamente confrontarsi con la sostenibilità economico-finanziaria dei gestori, nonché con la sostenibilità economica e sociale delle tariffe applicate agli utenti. L’analisi annuale del Laboratorio REF sulle prestazioni dei primi cento operatori industriali del settore mostra una netta ripresa dei principali parametri economico-finanziari. Questo progressivo miglioramento giunge dopo le forti tensioni generate in precedenza dall’emergenza pandemica e dalle successive instabilità causate dalla crisi Russia-Ucraina. La tendenza positiva si riflette negli andamenti di una classificazione dei gestori, suddivisi in cinque raggruppamenti definiti in base a dimensioni e risultati economico-finanziari raggiunti. Nell’arco del quadriennio compreso tra il 2021 e il 2024, si registra infatti un miglioramento testimoniato dal maggior numero di operatori che rientrano nel gruppo degli Abilitatori e di quelli definiti In Transizione/Sviluppo, a fronte di una parallela contrazione dei soggetti Maturi, Vulnerabili e Critici. Tale dinamica dimostra una progressiva maturazione del comparto, sebbene emergano nuove tensioni finanziarie.

Se si analizza l’evoluzione più recente, tra il 2023 e il 2024 si osserva un consolidamento del recupero delle performance economico-finanziarie successivo agli shock registrati nel 2022. Sotto il profilo strettamente contabile, le performance economico-finanziarie a livello complessivo mostrano un miglioramento tra il 2023 e il 2024, caratterizzato da un incremento dell’EBITDA margin di 3,2 punti percentuali. Questo risultato è stato ottenuto combinando una crescita dei ricavi del 7,5% con un abbattimento dei costi operativi pari al 18,2%. La struttura patrimoniale si è irrobustita grazie a una crescita della patrimonializzazione del 5,7%, a fronte di una esposizione debitoria netta rimasta sostanzialmente stabile. Queste dinamiche risultano trainate in particolare dagli operatori appartenenti ai cluster degli Abilitatori e dei gestori In Transizione/Sviluppo.

La valutazione economico-finanziaria e il fabbisogno di investimenti

La valutazione della sostenibilità economico-finanziaria, che esclude le società quotate, permette di stimare in quasi 6,8 miliardi di euro la capacità di indebitamento aggiuntiva attivabile senza compromettere l’equilibrio economico-finanziario delle gestioni. Sebbene il numero di gestori idonei a contrarre nuovi finanziamenti a fine 2024 sia salito a ottantacinque unità rispetto alle settantanove del 2023, la distribuzione di questo potenziale è asimmetrica. Soltanto poco più di un terzo dei soggetti considerati presenta infatti una capacità di indebitamento superiore a 50 milioni di euro. Gli operatori in grado di sostenere operazioni di finanziamento superiori a 100 milioni di euro sono leggermente aumentati, rappresentando una quota di 4,9 miliardi del valore complessivo attivabile, mentre aumentano di cinque unità i gestori collocati nella fascia tra 50 e 100 milioni di euro. Nel segmento delle operazioni minori, i finanziamenti di piccola taglia compresi tra 5 e 20 milioni di euro salgono da diciannove a ventiquattro, mentre si riducono le operazioni comprese nella fascia tra 20 e 50 milioni di euro.

Questo potenziale finanziario si scontra tuttavia con l’ingente fabbisogno di investimenti del settore, che attualmente trova riscontro nella programmazione 2024-2029 per circa 5 miliardi di euro all’anno. Tale pianificazione mostra tuttavia un andamento non uniforme, caratterizzato da un picco iniziale nel primo biennio che supera i 100 euro pro capite nel 2025, per poi contrarsi progressivamente. Inoltre, essa si regge per circa il 33% su contributi pubblici e non incorpora i fabbisogni aggiuntivi derivanti dall’evoluzione delle normative europee. Il divario tra le risorse attualmente disponibili e le reali necessità infrastrutturali è marcato. Le proposte presentate per l’aggiornamento del Piano nazionale degli interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (PNIISSI) esprimono infatti un fabbisogno di circa 10,7 miliardi di euro, mentre la Commissione europea stima per l’Italia un fabbisogno medio annuo di 8,1 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. Ciò evidenzia un divario che richiederebbe un incremento degli investimenti di almeno il 41,3%, sollevando interrogativi sulla reale capacità dell’indebitamento di coprire tali necessità e sulla stessa sostenibilità sociale della tariffa. Anche nell’ipotesi in cui i gestori utilizzassero l’intera capacità di debito a loro disposizione per sostenere un fabbisogno stimato in 122 euro per abitante all’anno, resterebbe da colmare un deficit annuale di circa 3,7 miliardi di euro. Questo divario rende necessario affiancare al debito un mix di fonti di finanziamento complementari, tra cui autofinanziamento, contributi pubblici, apporti di capitale dei soci e strumenti alternativi, tra cui il project financing, il partenariato pubblico-privato, la blended finance e i basket bond.

Un focus sugli “Abilitatori”

Per comprendere a fondo le reali dinamiche interne al settore, all’analisi degli indicatori di bilancio sono stati affiancati ulteriori elementi informativi legati agli investimenti programmati, ai relativi rendiconti finanziari e alla progressione della tariffa. Bassi livelli di leva finanziaria, infatti, possono riflettere solidità patrimoniale, ma anche una limitata propensione agli investimenti o una capacità di ricorso al debito insufficiente a sostenere programmi più ambiziosi. Focalizzando l’attenzione sui trentatré gestori appartenenti al cluster degli Abilitatori, che servono circa il 70% della popolazione del campione, si rileva un livello di investimenti programmati per il periodo 2025-2029 pari a 85,8 euro per abitante all’anno. Questo sforzo viene finanziato per il 42% dai flussi di cassa operativi, per il 13% dal FoNI, per il 13% mediante nuova finanza a medio-lungo termine, per il 25% tramite contributi a fondo perduto e per il 7% attraverso apporti di capitale proprio. L’elevata quota di autofinanziamento dimostra l’efficacia del metodo tariffario idrico nel rafforzare la capacità dei gestori di generare risorse interne, creando un effetto leva positivo sia sulla finanza esterna sia sulla crescita degli investimenti. Dall’analisi emerge inoltre che i dieci gestori con affidamenti in scadenza entro il 2029 non mostrano fenomeni di disinvestimento. Tra i ventidue gestori con scadenze oltre il 2029, otto operatori situati tra Lombardia, Piemonte e Veneto hanno saturato quasi interamente la propria capacità di indebitamento, mentre quattordici aziende presentano ancora margini di crescita tariffaria e capacità di debito residua tali da consentire un incremento degli investimenti fino a una media di 123,5 euro per abitante all’anno nel quinquennio. La mancata attivazione di tali risorse può dipendere da diversi fattori: da una qualità tecnica del servizio già elevata, da limiti industriali progettuali o realizzativi, da una gestione prudenziale della leva finanziaria, da difficoltà di accesso al credito oppure dalla scelta di contenere gli incrementi tariffari per ragioni di sostenibilità sociale. Questi elementi confermano la forte eterogeneità presente anche all’interno del cluster degli Abilitatori.

I canali di finanziamento

Sotto il profilo dei canali di finanziamento, dal 2020 in poi si è registrato un andamento irregolare nelle erogazioni di capitale bancario privato, solo in parte compensato dall’incremento delle risorse stanziate dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Nel periodo 2018-2025, il volume complessivo dei finanziamenti ha raggiunto i 10,5 miliardi di euro, con una prevalenza del supporto finanziario della BEI (40%), seguito dalle emissioni obbligazionarie (33%) e dal canale bancario (27%). L’Italia si conferma il maggior beneficiario delle risorse BEI destinate al settore idrico nell’ultimo decennio, con operazioni per oltre 5,1 miliardi di euro, di cui quasi 837 milioni sottoscritti nel 2025. Parallelamente, nel 2025 si riscontra un rafforzamento del ruolo del sistema bancario attraverso finanziamenti strutturati in pool destinati a sostenere o rifinanziare l’indebitamento, ad anticipare i contributi del PNRR o, in un caso specifico, a finanziare circa il 40% delle risorse necessarie per la liquidazione del valore residuo dovuto al gestore idrico uscente. A partire dal 2022, si contano inoltre quindici operazioni di emissione obbligazionaria, con due emissioni tramite programma “Shelf Facility” di private placement e una crescente diffusione di strumenti di finanza sostenibile, tramite Sustainability-Linked Bond, Green Bond e Blue Bond.

Tuttavia il principale nodo per il finanziamento del nuovo ciclo di investimenti del Servizio Idrico Integrato non è più tanto la disponibilità di capitali privati, quanto la sostenibilità economica e sociale delle tariffe necessarie a sostenere il fabbisogno di investimenti. Sarà quindi necessario accompagnare l’evoluzione delle tariffe con strumenti di perequazione e solidarietà, oltre a un maggiore coinvolgimento della finanza pubblica.

Dopo la stagione straordinaria del PNRR, che ha impresso una forte accelerazione alla capacità realizzativa delle utility idriche, gli strumenti a disposizione sono il PNIISSI, con un primo stralcio approvato da 957 milioni di euro a fronte di un piano complessivo da 12 miliardi; il bando SFNIISSI di maggio 2026, che mette sul piatto circa 1 miliardo di euro; e il Fondo per la depurazione e il riuso delle acque affinate, dotato di 60 milioni per il triennio 2025-2027. Nuovi finanziamenti potranno inoltre arrivare dalla futura programmazione europea legata alla Strategia per la Resilienza Idrica. Occorrerà canalizzare le risorse pubbliche anche verso segmenti del servizio che sono stati meno considerati nell’ultimo ciclo di risorse pubbliche, come le fognature, la qualità dell’acqua potabile, la depurazione e la gestione delle acque meteoriche. Il supporto pubblico resta d’altronde legittimato dalla natura stessa del servizio idrico: le opere realizzate non arricchiscono il patrimonio privato dei gestori, ma entrano stabilmente in quello degli enti locali, generando benefici collettivi e duraturi per l’intero territorio.

Conclusione

In conclusione, sebbene lo stato di salute economico-finanziario delle prime 100 gestioni idriche italiane mostri un continuo miglioramento, le sfide poste dal recepimento delle direttive e strategie europee impongono una transizione infrastrutturale senza precedenti. Per far fronte a questo forte incremento del fabbisogno di investimenti, il solo indebitamento tradizionale o il ricorso a una finanza pubblica instabile non saranno più sufficienti. Il futuro del settore idrico passa inevitabilmente da un rafforzamento degli assetti industriali e della governance del settore – orientata ad aggregazioni di livello sovra-provinciale e regionale – e dall’apertura a strumenti finanziari innovativi e sinergici in grado di attrarre capitali privati. Sarà inoltre necessario adeguare le tariffe ai nuovi fabbisogni, garantendone la sostenibilità sociale attraverso meccanismi di perequazione e il contributo complementare della finanza pubblica. Resta quindi aperta la complessa sfida di ridefinire un equilibrio strutturale e socialmente sostenibile tra crescita delle tariffe, risorse pubbliche e capitali privati, sganciando il finanziamento degli investimenti strategici dalle logiche del consenso locale.