ll Laboratorio REF Ricerche ha pubblicato i position paper n.289 e n.292, La gestione dei rifiuti tessili: perché serve uno schema di responsabilità del produttore? e Responsabilità del produttore e gestione dei rifiuti tessili: cosa cambia?, entrambi a cura di Donato Berardi e Antonio Pergolizzi.

Il settore tessile è uno dei più impattanti dal punto di vista ambientale, soprattutto a causa della crescente diffusione della fast fashion, che accelera il consumo di capi a basso prezzo e di breve durata. L’Italia rimane uno dei principali produttori mondiali di tessuti, con oltre 13.000 aziende e un fatturato annuo di 1,6 miliardi di euro, concentrato prevalentemente nel segmento medio-alto. Allo stesso tempo, l’Italia è un grande consumatore di prodotti tessili, una buona parte prodotti all’estero (soprattutto quelli dilargo consumo), e nonostante l’introduzione del Decreto Legislativo 116/2020 che impone l’obbligo di raccolta differenziata, ancora oggi l’81% dei rifiuti tessili continua a finire in discarica o inceneritore.

Nel quadro del Green Deal europeo e del pacchetto sull’economia circolare, il settore tessile è stato individuato come uno dei più problematici per l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. Con il recepimento della Direttiva UE 2018/851, l’Italia si prepara a adottare un sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR) anche per i rifiuti tessili, come già avviene da tempo per altre tipologie di rifiuti. Ma la costruzione di un sistema efficace richiede scelte chiare e coordinate su governance, incentivi economici e infrastrutture industriali. Oggi la filiera è frammentata, inefficiente ed eccessivamente sbilanciata verso il riutilizzo. Serve un salto di qualità, che affronti i nodi strutturali dell’intera filiera senza compromettere gli obiettivi ambientali e sociali.

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