La Tassonomia UE giunge al suo quarto anno di applicazione, ma il 2024 è la prima annualità di piena rendicontazione di ammissibilità e allineamento per tutti e sei gli obiettivi ambientali. Il numero di gestori del SII che rendicontano — anche su base volontaria — è aumentato nel tempo. La Tassonomia UE nasce come leva per attrarre i finanziamenti, ma al momento è utile anche per integrare nella pianificazione industriale gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

La Tassonomia UE, introdotta all’incirca cinque anni fa con il Regolamento (UE) 2020/852, costituisce il sistema di classificazione europeo per identificare e valutare le attività economiche effettivamente ecosostenibili. Questo strumento ha una duplice finalità strategica: integrare maggiormente la sostenibilità nella gestione dei rischi aziendali, con trasparenza e visione di lungo periodo; e orientare i capitali pubblici e privati verso investimenti coerenti con gli obiettivi del Green Deal europeo, proteggendo al contempo gli investitori dal rischio di greenwashing.

Negli ultimi anni la Tassonomia UE è stato uno strumento rilevante per gli investimenti: il rispetto dei criteri Do No Significant Harm (DNSH) era una condizione d’accesso imprescindibile ai fondi del PNRR, e l’allineamento alla Tassonomia UE è stato integrato nelle linee guida operative per la valutazione degli investimenti in opere pubbliche idriche, offrendo punteggi aggiuntivi per i progetti conformi. La Tassonomia costituisce altresì la base per l’EU Green Bond Standard (EUGBS).

A livello di rendicontazione aziendale, l’anno fiscale 2024 segna il primo anno di piena applicazione della verifica di ammissibilità e allineamento per tutti e sei gli obiettivi ambientali. Parallelamente, l’annuncio del Pacchetto Omnibus da parte della Commissione Europea, che promette semplificazioni, ha aperto un dibattito sul futuro dell’efficacia complessiva della strategia sulla finanza sostenibile, di cui questo strumento fa parte.

L’applicazione nel Servizio Idrico: crescita delle pratiche di rendicontazione

Nel settore idrico , il numero di aziende che pubblica l’informativa sulla Tassonomia UE è aumentato costantemente: dalle 16 del 2022 si è passati a 20 nel 2025. Questo trend include un numero significativo di aziende che rendicontano su base volontaria, a dimostrazione di come la Tassonomia sia percepita non solo come un obbligo, ma come una leva per integrare gli obiettivi di sostenibilità nella pianificazione industriale.

Per l’anno fiscale 2024, l’analisi ha coinvolto 18 aziende. Le 11 aziende soggette all’obbligo normativo hanno già inserito i dati nel bilancio integrato sottoposto a revisione esterna, in linea con la nuova Corporate Sustainability Reporting Dierctive (CSRD). Le restanti 7, tutte mono-utility, hanno scelto la rendicontazione volontaria, dimostrando un precoce impegno verso la trasparenza.

La mappatura delle attività: un ampio ventaglio

L’analisi preliminare sulle attività rendicontate dalle mono-utility (una restrizione scelta per garantire l’omogeneità e la coerenza dell’analisi) rivela che la maggioranza si concentra nell’obiettivo di Mitigazione dei cambiamenti climatici (CCM). Le attività principali sono chiaramente individuate in quelle  proprie del settore idrico, ovvero  nelle attività di costruzione e gestione dei sistemi di fornitura d’acqua(CCM 5.1.) e costruzione e gestione dei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue(CCM 5.3), inclusi i loro corrispettivi di rinnovo dei sistemi di fornitura di acqua (CCM 5.2) e fognario depurativi (CCM 5.4). Ma vi sono anche attività accessorie e attività sinergiche, quali quelle di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Ulteriore attività rendicontata riguardala digestione anaerobica dei fanghi di depurazione (CCM 5.6): solo quattro gestori la dichiarano, e in particolare come investimento. Le ragioni risiedono nella presenza residuale di questa tecnologia, ma anche nella difficoltà di individuare con precisione i costi specificamente riferibili a tali impianti.  Il secondo obiettivo più rendicontato è l’Uso sostenibile e tutela della risorsa idrica (WTR), nel quale sono presenti due attività proprie del servizio idrico integrato: le attività di fornitura di acqua (WTR 2.1) e di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane (WTR 2.2), che corrispondono, anche se non sono in maniera perfettamente sovrapponibile, con le attività proprie del servizio idrico integrato per l’obiettivo di Mitigazione dei cambiamenti climatici. A seguire, per frequenza di rendicontazione, emerge l’obiettivo di Transizione verso un’economia circolare (CE), all’interno del quale si collocano attività di riutilizzo delle acque reflue depurate e di recupero del fosforo dalle acque reflue, ancora poco diffuse e con un elevato grado di innovazione.

Ammissibilità e allineamento: mono-utility in vantaggio sul primo fronte, multi-utility sul secondo

Le differenze di business model tra mono-utility e multi-utility emergono chiaramente. Le prime mostrano percentuali di ammissibilità molto elevate: in media il 95% del fatturato e il 92% dei CapEx è riconducibile alla Tassonomia, contro valori significativamente più bassi per le multi-utility (42% per il fatturato, 71% per i CapEx). Questo riflette il fatto che non tutte le attività delle multi-utility — dalla vendita di energia a servizi di ingegneria e trasporto urbano — sono considerate ammissibili ai sensi del Regolamento.

La situazione cambia, però, sul fronte dell’allineamento. Le multi-utility presentano un tasso di allineamento più elevato rispetto alla propria ammissibilità, in particolare per gli investimenti (72,9%), mentre le mono-utility si fermano al 33%. Questa evidenza può essere attribuita sia alle diverse modalità di identificazione delle attività idriche per l’obiettivo di mitigazione, sia alla differente interpretazione e capacità di rispettare i criteri tecnici.

Un ulteriore elemento di debolezza riguarda il rispetto del DNSH “Adattamento ai cambiamenti climatici”. Quattro gestori (tre mono-utility e una multi-utility) non risultano allineati per alcuna attività a causa dell’assenza di un’analisi dei rischi climatici conforme alle richieste della Tassonomia: una mancanza che si rivela determinante.

L’assenza di un piano CapEx per tutte le gestioni analizzate, inoltre, evidenzia la complessità e l’onerosità degli obblighi legati a tale piano.

Guardando all’evoluzione nel tempo, le mono-utility mostrano segnali di rafforzamento rispetto al 2023: l’allineamento aumenta di circa 10 punti percentuali per tutti i KPI. L’estensione della valutazione agli obiettivi WTR ha probabilmente contribuito al miglioramento, rendendo più completo il perimetro di analisi.

Qualità delle informative: un quadro ancora disomogeneo

La trasparenza e la chiarezza nella divulgazione delle informazioni sono cruciali per dare solidità ai risultati pubblicati Tuttavia, le informative pubblicate dalle imprese mostrano una notevole variabilità nella lunghezza e nella qualità delle informazioni fornite. Riguardo alla costruzione dei KPI economici, solo 14 delle 18 società analizzate forniscono dettagli sui conti di bilancio e sui driver di ripartizione utilizzati, evidenziando approcci diversificati. Nella valutazione dei criteri di vaglio tecnico solo 5 gestioni riportano informazioni puntuali per singola attività, mentre la maggior parte si limita a riscontri generali. Il quadro sulla conformità alle garanzie minime di salvaguardia (diritti umani, anticorruzione, fiscalità e concorrenza leale)è più positivo: 15 gestori su 18 la esplicitano e argomentano con una sezione dedicata, mentre solo una non affronta il tema.

Infine, nonostante l’adozione universale dei modelli di rendicontazione aggiornati, permangono differenze interpretative sull’uso del double counting e sull’attribuzione della rilevanza tra i diversi obiettivi ambientali.

Le prospettive di semplificazione

Le complessità normative, soprattutto dovute a norme diverse (Tassonomia UE, CSRD e CSDD) che interagendo rischiano di generare oneri amministrativi rilevanti, hanno portato la Commissione Europea a presentare il “Pacchetto Omnibus”, mirato a semplificare e armonizzare le  normative del mondo ESG.

Una evoluzione recente è il Regolamento Delegato del 4 luglio 2025, che introduce novità che potranno essere applicate a partire dall’informativa 2025 (dal 1° gennaio 2026), agendo su quattro direttrici principali:

  1. Introduzione del concetto di “Attività non finanziariamente rilevanti”: sarà concessa la facoltà di escludere dalla rendicontazione le attività che rappresentano cumulativamente meno del 10% di ciascun KPI economico (Fatturato, OpEx, CapEx). Questa misura permetterà ai gestori idrici di concentrare gli sforzi sulle attività fondamentali.
  2. Esclusione della verifica degli OpEx: possibilità di escludere dalla rendicontazione gli OpEx valorizzabili per la Tassonomia UE, se marginali per il modello di business aziendale. Un’opzione non applicabile per i gestori del settore idrico, data la natura infrastrutturale del business aziendale e il peso dei costi di manutenzione ordinaria sul totale dei costi della produzione.
  3. Semplificazione DNSH “Prevenzione e controllo inquinamento”: alleggerimento delle verifiche sul DNSH generale relativo alla prevenzione e controllo dell’inquinamento. Misura che tuttavia non interessa le attività specifiche del servizio idrico integrato.
  4. Revisione dei modelli di rendicontazione: i modelli sono stati snelliti, con una riduzione stimata del 64% del numero di dati da riportare, e prevedono due template principali. Questa semplificazione numerica mira a rendere più sintetiche le informazioni pubblicate, ma richiederà alle aziende un parallelo impegno per aumentare la qualità narrativa delle loro informative per compensare la perdita di dettaglio delle informazioni tabellari.

È, inoltre, in corso un “reality check” volto a comprendere le criticità di applicazione dei criteri di vaglio tecnico per valutarne una semplificazione o revisione.

Conclusioni

L’analisi delle informative 2024 sulla Tassonomia UE del servizio idrico integrato evidenzia un settore in evoluzione, che sta progressivamente consolidando le prassi di rendicontazione. La Tassonomia UE si conferma un riferimento operativo per valutare l’eco-sostenibilità delle proprie attività e per orientare decisioni e investimenti.

Tuttavia, il persistere dell’eterogeneità nei metodi di calcolo dei KPI, nelle valutazioni di alcuni criteri tecnici e nella qualità delle informative, limita la piena comparabilità. Il quadro regolatorio, in continuo cambiamento con il “Pacchetto Omnibus”, introduce misure pensate per alleggerire gli oneri amministrativi, ma la sfida resta quella di evitare che l’allentamento di determinate prescrizioni eroda la capacità della Tassonomia UE di indirizzare i capitali verso attività effettivamente eco-sostenibili.

Nel complesso, la Tassonomia UE è uno strumento utile per il settore idrico, ma per sfruttarne pienamente le potenzialità, sarà necessario migliorare la qualità e l’omogeneità delle informative, e soprattutto integrare in modo sistematico la valutazione dei rischi climatici nella pianificazione degli investimenti e nella gestione aziendale e implementare le azioni utili a colmare il divario tra l’ammissibilità di alcune attività e il loro allineamento.