Vanno rafforzati i soggetti più capaci, ovvero gestori industriali e consorzi di bonifica. Complessivamente, le gare bandite valgono 8 miliardi di euro ma a metà 2025 i pagamenti effettivi ammontano ad appena 2,4 mld

L’acqua è una risorsa sempre più preziosa e limitata. In Italia, a criticità strutturali storiche – come perdite di rete che superano il 40% – si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che rendono urgente un servizio idrico integrato (SII) efficiente e sostenibile. Garantire approvvigionamento, depurazione e gestione razionale delle risorse idriche non è solo una questione tecnica, ma una priorità sociale ed economica.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta un’occasione irripetibile per superare fragilità di governance e divari infrastrutturali che da decenni frenano il settore. Le risorse messe a disposizione – oltre 5,3 miliardi di euro di fondi diretti, che con cofinanziamenti pubblici e privati arrivano a circa 8 miliardi – hanno obiettivi ambiziosi: ridurre le perdite idriche, ammodernare le infrastrutture, digitalizzare i sistemi di gestione, migliorare depurazione e collettamento, rafforzare la sicurezza idrica.

A oggi, però, la disponibilità di risorse non è bastata a garantire un’attuazione lineare. Le riforme hanno registrato buoni progressi, ma gli interventi infrastrutturali restano in ritardo: soltanto il 2% dei progetti risulta concluso e oltre la metà è ancora in fase di collaudo.

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