In attesa che il legislatore possa valutare l’affiancamento di strumenti finanziari innovativi con il sostegno della mano pubblica, si affaccia la possibilità del partenariato pubblico-privato.

Il Servizio Idrico Integrato in Italia si trova ad affrontare una transizione, in cui la necessità di migliorare la qualità del servizio e ridurre gli impatti ambientali si scontrano con la sostenibilità economica e sociale della tariffa: sfide industriali e finanziarie che chiamano l’esigenza di un ulteriore consolidamento gestionale. La sostenibilità finanziaria è, infatti, al centro del dibattito di operatori e istituzioni di governo.

Questo sistema gestionale, oggi in evoluzione verso un assetto industriale più maturo, è ancora macchiato da due elementi di criticità, uno persistente, l’altro emergente.

Il primo riguarda la resistenza di alcuni territori ad abbracciare percorsi gestionali di efficienza, anche attraverso l’apertura a operatori qualificati.

Il secondo delinea quasi un paradosso per i territori più evoluti ove il fabbisogno di investimento è tale per cui la leva finanziaria attivabile mostra comunque il fianco. Limiti che invocano una accelerazione verso un consolidamento inter-ambito, se non a scala regionale.

Per avere un quadro più preciso del settore e con l’obiettivo di identificare dinamiche emergenti, elementi di forza da valorizzare e criticità da superare, il Laboratorio REF ha analizzato le performance dei primi 100 gestori idrici italiani (selezionati sulla base della popolazione servita). Il lavoro si è focalizzato sui principali indicatori impiegati nella valutazione del merito creditizio, con una metodologia sviluppata dal Laboratorio REF in collaborazione con CRIF Rating.

Come si è svolta l’indagine? I gestori sono stati classificati in cinque raggruppamenti, sulla base delle dimensioni e delle performance economico-finanziarie. In dettaglio, sono:

  • Aggregatori: ottima posizione economico-finanziaria; la crescita del bacino di utenza rafforza le capacità di investimento
  • Potenziali aggregatori: buona posizione economico-finanziaria; la crescita del bacino di utenza può essere neutrale sulle capacità di investimento
  • Stand alone: posizione economico-finanziaria sostenibile ma meno efficiente delle prime due categorie o buona posizione economico-finanziaria ma bacino d’utenza contenuto. Beneficiano di un’eventuale aggregazione con altri soggetti
  • Piccoli precari: posizione economico-finanziaria scarsa e insufficiente
  • Piccoli insostenibili: posizione economico-finanziaria scarsa, inefficienti e insostenibili in assenza di provvedimenti ad hoc per ripristinare l’equilibrio finanziario; gestori con EBITDA Margin negative. 

Questa segmentazione consente di osservare un’evoluzione del sistema verso una “selezione naturale” che premia le gestioni più efficienti e strutturate, e al contempo invita a superare quelle più fragili e meno strutturate.

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