Il Pnrr doveva essere l’occasione per risolvere alcune problematiche del servizio idrico, soprattutto a Sud e a partire da perdite di rete e depurazione acque reflue. A pochi mesi dalla scadenza del Piano, è ancora in collaudo il 51 per cento delle opere.

Due riforme e 5 miliardi di finanziamento

L’acqua è una delle risorse più preziose, ma anche più fragili dell’Italia. A criticità storiche, come perdite di rete superiori al 40 per cento, si sommano gli effetti del cambiamento climatico. Disporre di un servizio idrico integrato (Sii) efficiente e sostenibile è dunque sempre più urgente. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresentava l’occasione irripetibile per superare ritardi infrastrutturali e frammentazioni gestionali che da decenni penalizzano il settore.

Per il sistema idrico integrato, il Pnrr ha previsto due riforme, per semplificare la normativa e rafforzare la governance e la capacità gestionale degli operatori, e 5,3 miliardi di euro di finanziamenti – a cui si sommano altre risorse di cofinanziamento per un totale che sfiora gli 8 miliardi – distribuiti su 568 progetti.

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