La siccità in Italia è un fenomeno ormai strutturale. Per combatterla serve rivolgersi anche all’economia circolare. Le acque reflue depurate, ad esempio, possono essere riutilizzate, e anche per ridare acqua potabile. Serve però che il processo sia economicamente sostenibile e, soprattutto, fare in modo che questa pratica sia accettata socialmente.

In Europa il fabbisogno di acqua è costantemente aumentato negli ultimi 50 anni, comportando una diminuzione del 24% delle risorse idriche rinnovabili disponibili a livello pro capite. Tra le cause principali che incidono sulla disponibilità della risorsa, oltre alla crescita della domanda, ci sono gli effetti del cambiamento climatico, che si manifestano con un generalizzato aumento delle temperature e una sempre più evidente alterazione dei modelli meteorologici. L’Italia è una delle aree del continente in cui questi effetti sono più evidenti, essendo sottoposta a rischi maggiori in termini di eventi siccitosi, frequenza delle ondate di calore e cambio del regime delle precipitazioni: meno frequenti, più abbondanti e concentrate nello spazio.

Parlando di scarsità di precipitazioni, la serie storica di lungo periodo (1952-2023) relativa alla percentuale del territorio italiano colpito da “siccità estrema”, mostra come negli anni l’Italia abbia affrontato numerosi eventi siccitosi, alcuni dei quali particolarmente severi e che hanno riguardato vaste aree del Paese. Negli ultimi vent’anni la percentuale del territorio nazionale interessata da siccità estrema è cresciuta del 120% rispetto allo stesso valore relativo ai cinquant’anni precedenti.

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