A fronte del pericolo che i rischi climatici, sia fisici che di transizione, possono rappresentare per la solidità patrimoniale degli intermediari finanziari, la Commissione Europea ha assegnato all’Autorità Bancaria Europea (EBA) il mandato di assistere enti creditizi e imprese di investimento nel processo di integrazione dei fattori ambientali all’interno dei loro framework di gestione del rischio. Nel presente Position Paper viene trattato il tema dell’incorporazione dei rischi climatici nella valutazione del merito creditizio e l’impatto che questi rischi possono avere sulla probabilità di default.
L’inclusione dei rischi climatici nei modelli di determinazione del rischio di credito rappresenta una sfida importante per gli istituti bancari per via dell’incertezza e della non linearità che li caratterizzano.

Impatto del rischio di credito sul rischio climatico

I rischi climatici assumono rilevanza anche relativamente al loro impatto sulle tradizionali categorie di rischi finanziari (credito, mercato, liquidità e operativo) attraverso molteplici canali di trasmissione. Il Position Paper, si concentra sulla relazione fra rischi climatici e ambientali e rischio di credito. I rischi fisici e di transizione possono modificare profondamente il rischio di default di medio e lungo termine di famiglie, imprese e Stati, con conseguenze dirette sul profilo di rischio di credito dei portafogli detenuti dalle banche.

Di conseguenza, a fronte di incrementi di temperatura che hanno un effetto diretto sulla probabilità e severità degli eventi climatici estremi e a fronte di rischi di transizione crescenti a seguito degli sfidanti obiettivi ambientali della Commissione Europea, appare evidente il pericolo che i rischi climatici possono rappresentare per la solidità patrimoniale degli intermediari finanziari e per la stabilità dell’intero sistema finanziario europeo. Diventa, quindi, di fondamentale importanza per gli istituti finanziari riuscire a rafforzare la loro resilienza ai cambiamenti climatici, impegnandosi ad integrare nei loro processi di gestione del rischio anche la valutazione dei rischi fisici e di transizione.

Rischio climatico e di credito nella regolamentazione bancaria

Nel 2018 la Commissione Europea ha pubblicato l’Action Plan on Financing Sustainable Growth, un Piano d’Azione attraverso il quale la Commissione ha voluto ribadire il ruolo della finanza nell’orientare investimenti e crediti che tengano conto non soltanto del ritorno economico ma anche di aspetti ambientali e sociali. In particolare, è possibile identificare tre obiettivi fondamentali a cui gli istituti finanziari devono attenersi:

  1. Orientare i flussi di capitali verso investimenti sostenibili al fine di realizzare una crescita sostenibile e inclusiva;
  2. Integrare la sostenibilità nella gestione dei rischi finanziari;
  3. Promuovere la trasparenza e la visione a lungo termine nelle attività economico-finanziarie.

Il secondo obiettivo, nello specifico, si propone di fornire supporto alle istituzioni finanziarie nell’attività di integrazione degli obiettivi ambientali e sociali nei loro processi decisionali e di gestione del rischio, con il fine ultimo di limitarne l’impatto finanziario. Gli intermediari dovrebbero quindi essere in grado di valutare correttamente i meriti creditizi delle imprese così da identificare quelle imprese con alto merito creditizio che necessitano di investimenti per adeguare il proprio modello di business e, invece, isolare quelle più deboli che potrebbero affrontare la transizione con maggiore difficoltà.

La Commissione Europea ha dato il mandato all’EBA di sviluppare un modello di integrazione delle valutazioni dei rischi ESG nei modelli di determinazione del merito creditizio e di valutare, entro giugno 2025, la rischiosità delle attività o dei beni esposti a rischi sociali e ambientali.

Nel 2021, l’EBA ha pubblicato il “Report on Management and Supervision of ESG Risks for Credit Institutions and Investment Firms” con l’obiettivo di fornire supporto alle banche e alle imprese di investimento nel processo di integrazione dei fattori climatici nel loro quadro normativo e di vigilanza. In particolare, il report comprende:

  1. una chiara definizione dei fattori e dei rischi ESG, con particolare attenzione al cambiamento climatico;
  2. una descrizione dei processi attraverso i quali un’impresa di investimento può individuare, valutare e gestire i rischi ESG, compresi i rischi fisici e i rischi di transizione;
  3. i criteri, i parametri e le metriche mediante i quali i supervisori e le imprese di investimento possono valutare l’impatto dei rischi ESG nel breve, medio e lungo termine ai fini del processo di revisione e valutazione prudenziale.

Alla luce della necessità di accelerare l’integrazione dei rischi ambientali e sociali nell’attuale framework prudenziale (Pilastro 1), il 12 ottobre 2023 l’EBA ha diffuso il “Report on the role of environmental and social risks in the prudential framework of credit institutions and investment firms”. Adottando un approccio basato sul rischio, l’EBA raccomanda una serie di azioni a breve e a lungo termine che le istituzioni finanziare dovrebbero intraprendere per includere i rischi ambientali nei propri processi di valutazione del rischio.

In merito all’interazione tra rischi ambientali e rischio di credito, e in particolare nell’ambito di applicazione dell’approccio basato sui rating interni, l’EBA raccomanda, come azione a breve termine, che i rischi ambientali siano presi in considerazione nell’assegnazione del rating. Come azione a lungo termine, invece, l’EBA raccomanda agli istituti di riflettere i rischi ambientali nelle stime di PD e LGD, attraverso una riqualificazione o ricalibrazione del sistema di rating, non appena l’impatto dei rischi ambientali sui default e sui tassi di perdita sia disponibile.

Incorporazione del rischio climatico nella valutazione del merito creditizio

La necessità di valutare adeguatamente il merito creditizio di una controparte da finanziare richiede l’incorporazione delle componenti di rischio climatico nelle metriche attualmente conosciute per la misurazione del rischio di credito, ossia la probability of default (PD), la loss given default (LGD) e l’esposizione al default (EAD). Tuttavia, gli istituti bancari si trovano ad affrontare diverse sfide nel cercare di integrare i rischi ESG nei processi gestionali, dovute principalmente all’insufficienza di dati. La ragione si deve ad alcune caratteristiche proprie dei fattori climatici e ambientali, tra cui l’incertezza e la non linearità.

Tra le metodologie ad oggi più condivise per l’esecuzione di una valutazione creditizia degli effetti del rischio climatico, l’approccio più utilizzato prevede lo svolgimento di tre fasi:

  1. Definizione degli scenari climatici. Questi scenari sviluppano ipotesi su come i cambiamenti climatici influenzeranno le variabili rilevanti per le attività economiche, su come una transizione attenuerà questi impatti e su quali misure saranno adottate per guidare la transizione;
  2. Stima degli impatti economici e finanziari sugli agenti economici interessati(es. famiglie e imprese). Questa fase valuta essenzialmente le ripercussioni dirette e indirette dei cambiamenti climatici in termini economici e identifica quali attori ne sono influenzati e in che misura. Il passo successivo è stimare l’impatto di questi effetti sui loro flussi di cassa e sui loro bilanci;
  3. Trasferimento degli impatti finanziari sui sistemi di misurazione del merito creditizio del debitore. Questa fase consiste nello stimare come variazioni nei flussi di cassa e nei bilanci delle imprese influenzeranno la loro affidabilità creditizia, tramite l’introduzione di fattori correttivi nelle misure tradizionali (Tabella 2).