Agli enti finanziari è richiesto sempre di più di integrare i rischi ESG nella gestione complessiva del rischio. Tuttavia, sussistono ancora forti limitazioni legate alla mancanza di dati strutturati e metodologie standardizzate. REF Ricerche ha costruito un database meteorologico e sviluppato diversi indicatori di pericolo climatico grazie ai quali è possibile, tra le varie opzioni, misurare l’impatto del rischio fisico sulla stabilità finanziaria di potenziali controparti bancarie.

La gestione dei rischi ESG per le banche e la situazione attuale

I rischi fisici possono incidere sul rischio di default delle imprese con effetti diretti sul profilo di rischio di credito dei portafogli detenuti dalle banche. Le autorità di vigilanza nazionali ed europee richiedono agli enti finanziari di integrare i rischi ESG nella gestione complessiva del rischio. A tal fine, l’EBA è stata incaricata di emanare linee guida sugli standard minimi e sulle metodologie di riferimento per l’identificazione, la misurazione, la gestione e il monitoraggio dei ESG per le istituzioni finanziarie. In linea generale, si raccomanda di adottare strumenti e metodologie per valutare i fattori di rischio ESG e i loro canali di trasmissione nelle diverse categorie di rischio finanziario che influenzano le esposizioni dell’istituto e considerare l’impatto potenziale dei rischi ESG nel breve, medio e lungo termine.

L’EBA ha anche ricevuto il mandato di valutare la disponibilità e l’accessibilità di dati affidabili e coerenti relativi ai rischi ESG, nonché la fattibilità dell’introduzione di una metodologia standardizzata per l’identificazione e la qualificazione delle esposizioni creditizie dei portafogli bancari ai rischi ESG. A tal fine, sono stati analizzati tre elementi specifici: framework di reporting sulla sostenibilità; stress test di vigilanza o analisi di scenario sui rischi finanziari legati al clima; punteggi ESG nei rating del rischio di credito delle Agenzie esterne di valutazione del merito creditizio (ECAI). L’EBA ritiene che questi tre elementi non siano ancora sufficientemente sviluppati per costituire la base di una metodologia solida e standardizzata per l’identificazione e la qualificazione dei rischi ESG, soprattutto nell’ambito del loro impatto sul rischio di credito. Sono infatti necessari dati granulari e affidabili per comprendere come i fattori ESG possano tradursi nelle metriche del rischio di credito, ma l’attuale limitata disponibilità, accessibilità e qualità dei dati ESG rappresenta ancora un ostacolo nella misurazione dell’effetto dei rischi ESG sul rischio di credito.

Banca d’Italia ha condotto un’indagine nell’ambito dell’integrazione dei rischi climatici e ambientali (C&A) nei processi aziendali da parte delle banche meno significative (Less Significant Institutions, LSI). In particolare, a maggio 2025 è stato pubblicato un aggiornamento sulle principali evidenze e buone prassi in merito all’attuazione dei piani d’azione 2023-2025 per l’allineamento alle aspettative di vigilanza: le banche meno significative stanno compiendo progressi significativi, tuttavia sussistono ancora forti limitazioni legate alla necessità di dati più affidabili e metodologie standardizzate.

Integrazione del rischio fisico nei modelli del rischio di credito

L’integrazione dei rischi climatici nella gestione complessiva del rischio richiesta alle banche comprende l’adeguamento dei loro modelli di rischio di credito, al fine di incorporare gli effetti che il rischio fisico può avere sull’affidabilità creditizia delle controparti. Tuttavia, le difficoltà metodologiche ancora presenti, spiegano lo scarso sviluppo ad oggi di modelli di rischio corretti per il rischio fisico applicabili al settore bancario. In un recente paper pubblicato dalla Bank for International Settlements (BIS), si dimostra che le banche che utilizzano il metodo IRB nei loro modelli di rischio di credito potrebbero introdurre il rischio fisico come nuovo fattore di rischio sistemico indipendente per misurare il contributo dei rischi climatici alle perdite di credito inattese da coprire con il capitale regolamentare della banca.

Database climatico e indicatori di rischio fisico sviluppati da REF Ricerche

Come emerso dalle analisi condotte da EBA e Banca d’Italia, uno dei principali fattori che ostacola l’integrazione dei rischi climatici nei processi di gestione del rischio delle banche è la mancanza di dati.

REF Ricerche ha costruito un database che raccoglie tutti i dati metereologici sulla base di quanto messo a disposizione dal sistema europeo Copernicus Climate Change Service (C3S). In particolare, ha raccolto i dati storici per tutto il territorio europeo dal database ERA5-Land e i dati prospettici nei diversi scenari climatici del progetto europeo Cordex; sulla base di questi sono stati poi definiti diversi indicatori che permettono di misurare l’entità dei pericoli climatici più rilevanti.

Applicazione pratica degli indicatori di rischio fisico

Nel capitolo finale si presenta un’applicazione pratica degli indicatori di pericolo climatico sviluppati da REF Ricerche nell’ambito di un campione di aziende agricole italiane. In particolare, è stato utilizzato lo Z-score di Altman come metodo di misura del rischio di insolvenza delle società selezionate e successivamente, è stata analizzata la relazione tra lo Z-score e l’indicatore di rischio fisico R20mm, rappresentante il pericolo climatico dato da precipitazioni intense. Ciò che emerge è che un aumento di R20mm è associato, a parità delle altre variabili, a una riduzione dello Z-score, ovvero a un aumento del rischio di insolvenza delle imprese. Anche le precipitazioni dell’anno precedente a quello in analisi hanno un impatto rilevante sul rischio di default delle imprese; più in generale, gli effetti degli eventi climatici estremi sulla stabilità finanziaria delle imprese sono persistenti nel tempo e non solo immediati.

Inoltre, è stato analizzato l’impatto delle precipitazioni intense sullo Z-score delle aziende agricole classificate in base al codice ATECO di appartenenza. Tale ulteriore analisi evidenzia come, anche all’interno dello stesso macrosettore, gli effetti dei cambiamenti nelle variabili climatiche siano differenti, per il semplice fatto che ogni prodotto (in questo caso, agricolo) è differente. In generale, comunque, si conferma l’effetto negativo dell’indicatore di precipitazioni intense sullo Z-score delle aziende agricole.