Il rifiuto organico rappresenta il 35% dei rifiuti urbani in peso. Qualità del rifiuto organico ed efficienza del trattamento sono dunque ingredienti imprescindibili per raggiungere gli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani. La regolazione della qualità tecnica ARERA integrata nei bandi di gara aiuterà a migliorare la qualità delle raccolte e a disciplinare il bilanciamento tra “concorrenza” e “prossimità” nel trattamento. Ma non possiamo attendere il 2028.

La componente organica del rifiuto urbano, data degli scarti alimentari (umido) e dal verde, è più di un terzo dei rifiuti urbani – circa 10 milioni di tonnellate all’anno, il 34,7% dei rifiuti urbani prodotti- e contribuisce per il 41,2% al tasso di riciclaggio del Paese. Il suo tasso di riciclaggio effettivo è dell’80,9%. Eppure, la sua gestione si trova oggi al centro di un paradosso: mentre dovrebbe trainarci verso gli obiettivi europei di economia circolare e decarbonizzazione, grazie al recupero di materia e alla produzione di combustibile rinnovabile, è al centro di un accesso dibattito, tra mercato e prossimità. Con il risultato che gli investimenti sono fermi.

Gli impegni europei: riciclaggio dei rifiuti urbani e produzione di carburanti rinnovabili

L’Europa ci chiede uno sforzo considerevole: entro il 2035 dovremo riciclare almeno il 65% dei rifiuti urbani e ridurre lo smaltimento in discarica al massimo al 10%. Tradotto in numeri concreti per l’Italia, significa ridurre il ricorso alla discarica di almeno 7 punti percentuali e di incrementare il tasso di riciclaggio di almeno 14 punti percentuali rispetto ai livelli attuali (50,8%). Un obiettivo ambizioso, ma non irraggiungibile, a condizione di gestire nel modo più efficace ed efficiente i rifiuti prodotti, massimizzando appunto il recupero di materia e la produzione di energia.

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