Il meccanismo regolatorio offre opportunità economiche e incentivi al miglioramento, che possono essere colti solo attraverso rigorosa qualità dei dati, processi strutturati e strumenti di verifica indipendenti

Negli ultimi anni, il settore idrico italiano ha vissuto una trasformazione profonda nella gestione della qualità del servizio. L’Autorità di Regolazione per l’Energia, le Reti e l’Ambiente (ARERA) ha costruito un sistema regolatorio sempre più articolato per monitorare e migliorare le performance dei gestori del Servizio Idrico Integrato. Si tratta di un percorso ambizioso, avviato a fine 2017 con l’introduzione della Regolazione della Qualità tecnica (RQTI), che ha posto obiettivi chiari di miglioramento e ha costruito un meccanismo di premi e penalità per orientare gli investimenti.

Questo schema rappresenta un cambio di paradigma: non più soltanto controlli ex post, ma un sistema proattivo che incentiva le gestioni virtuose e spinge al miglioramento continuo quelle che presentano criticità. Otto anni dopo il suo avvio, emergono luci e ombre. Se molti gestori hanno colto le opportunità offerte, persistono difficoltà applicative che si traducono in esclusioni dal meccanismo incentivante, penalità economiche e mancato riconoscimento degli sforzi compiuti. La complessità della raccolta dati e le zone d’ombra nella disciplina suggeriscono l’urgenza di adottare strategie preventive di verifica. In questo contesto, strumenti innovativi come l’analisi multicriterio possono aiutare i gestori a mappare la propria situazione e definire azioni correttive per massimizzare i benefici riducendo i rischi.

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