Il testo si trova attualmente in una fase pre-legislativa avanzata. La natura giuridica del provvedimento non è ancora stata definita in modo univoco, ma l’ipotesi più accreditata è che comprenda uno o più regolamenti.

Il mercato unico europeo delle materie prime da riciclo sta attraversando una fase di marcata sofferenza. Le disfunzioni accumulate nel tempo – normative, economiche, strutturali – hanno reso evidente che le politiche ambientali da sole non bastano a innescare una trasformazione reale del sistema produttivo. In questo contesto, si inserisce il c.d. “Circular Economy Act”, la Legge europea sull’Economia Circolare attesa per il terzo trimestre del 2026, destinata a diventare lo strumento normativo con cui l’Unione Europea (UE) intende riscrivere le regole del gioco per il comparto del riciclo. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: creare un mercato unico per i rifiuti e per le materie prime seconde (MPS).

Nel panorama europeo, l’Italia occupa una posizione di primo piano: detiene primati nel recupero di materia e si distingue per il proprio tasso di circolarità, il c.d. “Circular Material Use Rate” (CMUR). Eppure, anche il nostro Paese non è immune dalle fragilità strutturali che affliggono il settore a livello continentale. Le filiere delle plastiche e dei tessili, in particolare, mostrano segnali di crisi che rendono urgente un intervento normativo di ampio respiro. La transizione europea verso l’economia circolare evidenzia ancora margini di accelerazione, e la prospettiva di una legge dedicata riflette la consapevolezza che servano strumenti nuovi e più efficaci.

Il “Circular Economy Act” si trova attualmente in una fase pre-legislativa avanzata. La natura giuridica del provvedimento non è ancora stata definita in modo univoco, ma l’ipotesi più accreditata è che comprenda uno o più regolamenti. Una forma, questa, che garantirebbe applicazione diretta e uniforme in tutti gli Stati membri. La questione centrale che si intende affrontare è la lentezza della transizione verso la circolarità, imputabile tanto a carenze normative quanto a fallimenti di mercato che rendono i materiali riciclati ancora troppo spesso svantaggiati rispetto alle materie vergini.

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