A un anno dalla scadenza, solo il 2% dei piani è stato concluso ma il 51% è in collaudo. Pagamenti fermi al 30% e Sud penalizzato da carenze industriali e fondi non spesi. Spicca il ruolo virtuoso di consorzi di bonifica e gestori.

Il Pnrr è la più grande chance per superare le criticità storiche del servizio idrico italiano: dai divari di governance alle perdite di rete, dalla carenza di infrastrutture alla depurazione delle acque reflue. Nonostante a giugno 2025 – vale a dire a circa un anno dalla scadenza – solo il 2% degli interventi previsti risulti concluso (40 progetti), un altro 51% delle opere è in fase di collaudo e il 37% di esecuzione. La maggior parte degli investimenti resta da realizzare, con una percentuale rispetto ai target fissati del 30,6% e pagamenti liquidati pari al 30% degli importi stanziati. I numeri emergono dal position paper di Ref Ricerche «Pnrr e servizio idrico», elaborato su dati del portale Italia Domani, che il Sole 24 Ore del Lunedì è in grado di anticipare.

Per il servizio idrico, il Pnrr comprende due riforme, in capo ai ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture. L’ultima ha portato al Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (Pniissi), di cui è stata sbloccata il 16 settembre la prima tranche dei finanziamenti, ossia 957 milioni di euro per 75 interventi.

Continua a leggere