Ad un anno dalla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il settore idrico italiano mostra luci e ombre. Se da un lato le riforme hanno fatto passi avanti concreti – dalla semplificazione normativa al rafforzamento della governance – dall’altro gli investimenti infrastrutturali arrancano, con ritardi che rischiano di compromettere gli obiettivi fissati dall’Unione europea.

Secondo l’analisi di REF Ricerche contenuta nel Position Paper n. 300 – “PNRR e servizio idrico: concluso o al collaudo il 53% degli interventi” (settembre 2025), solo il 2% dei progetti può dirsi completato, mentre oltre la metà (51%) è ferma alla fase di collaudo.

Le cifre in gioco

Il PNRR ha destinato al servizio idrico 5,3 miliardi di euro di fondi diretti, che con cofinanziamenti pubblici e privati arrivano a circa 8 miliardi. Risorse cruciali per affrontare criticità storiche: perdite di rete superiori al 40% a livello nazionale, depuratori inadeguati e un forte divario territoriale tra Nord e Sud.

Nonostante il 98% dei progetti sia stato formalmente avviato, i pagamenti effettivi si fermano a 2,4 miliardi, pari al 30% dei fondi stanziati.

Continua a leggere