La decarbonizzazione passa anche dal riscaldamento degli edifici e dai carburanti: per questi settori il nuovo ETS2 scatterà a partire dal 2027. Ma quali sono gli effetti che questo meccanismo potrà avere sui prezzi di gas naturale, benzina e gasolio? Quel che è certo è che si è ancora in tempo per modificare l’ETS2.
L’Unione Europea si prepara a estendere il principio del “prezzo del carbonio” ai settori finora esclusi: il riscaldamento domestico e i trasporti su strada. Dal 2027, con l’entrata in vigore dell’ETS2, milioni di famiglie europee vedranno aumentare i costi di gas e carburanti anche in Italia, per incentivare comportamenti più sostenibili e accelerare l’abbandono dei combustibili fossili.
Trasporti e edifici rappresentano insieme oltre un terzo delle emissioni di gas serra dell’Unione Europea: rispettivamente il 23,8% e l’11,9%. Finora la strategia europea si è affidata principalmente agli incentivi per auto elettriche e pompe di calore, ma i progressi sono stati lenti. L’ETS2 vuole quindi introdurre un cambio di paradigma: un segnale di prezzo che renda economicamente conveniente investire in efficienza energetica e mobilità a basse emissioni.
Le stime parlano di circa 83 euro in più all’anno per il riscaldamento a gas e di un rincaro dell’8-9% sui carburanti, con un impatto complessivo di circa 210 euro annui per una famiglia tipo. Cifre che possono sembrare contenute, ma che rischiano di pesare sproporzionatamente sulle fasce più deboli, quelle che non hanno risorse per sostituire una vecchia caldaia o acquistare un’auto elettrica. Per questo il Social Climate Fund destinerà all’Italia almeno 7 miliardi di euro fino al 2032, per trasformare un potenziale aumento delle disuguaglianze in un’occasione di investimento sociale e ambientale.






