Per rinnovabili e stoccaggi Ref ricerche stima circa 40 mld di euro al 2030, cui si aggiungono 23 mld sulla rete ad alta tensione e una forchetta da 40-150 mld di euro al 2040 per le reti di distribuzione.
La transizione energetica in corso necessita, oltre che di un cambio di paradigma nelle abitudini di consumo, di una forte spinta nello sviluppo di infrastrutture energetiche. Sia che esse siano sussidiate da fondi Pnrr, supportate dalla fiscalità generale o da componenti in bolletta; sia che derivino dai Piani di sviluppo dei soggetti regolati o da iniziative private a mercato, la necessità di queste infrastrutture è collegata ai target comunitari di medio termine e alle esigenze legate all’adeguatezza e sicurezza del sistema elettrico. Senza pretesa di completezza, lo stato delle infrastrutture energetiche legate alla transizione in Italia si può desumere analizzando la situazione attuale e le previsioni di investimento di alcune grandi macrocategorie di interventi.
La più evidente è legata agli impianti di generazione da fonti rinnovabili. Nel 2024, Terna stima una capacità addizionale fotovoltaica installata di 6,8 GW, e una capacità cumulata in esercizio appena superiore ai 37 GW. Per l’eolico, invece, un aumento di 685 MW nel 2024 e un totale in esercizio di 13 GW. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi al 2030 è necessario disporre di 79,2 GW di capacità fotovoltaica e 28,1 GW di capacità eolico tra onshore e offshore.
Per coprire questo ampio fabbisogno da qui ai prossimi 5 anni, si è deciso di attivare un meccanismo di incentivazione dal contingente particolarmente esteso come il Fer-X, il quale (forse combinato ad un eventuale meccanismo “Fer-Z”), arriverà a sostenere la remunerazione di 40 GW di impianti fotovoltaici e 16 GW di impianto eolici per produzione stimata di circa 73 TWh nell’anno 2030.
Considerando i prezzi d’esercizio al momento supposti e rivalutati per l’inflazione, il costo per lo Stato potrebbe spingersi fino ai 6,6 miliardi di euro all’anno. L’ammontare sostenuto con sussidi pubblici dipenderà però dal grado di partecipazione alle aste e dal grado di competizione nelle stesse. Le numerose richieste di connessione, seppur non possano essere direttamente considerate tutte come potenziali impianti pronti a essere costruiti, fanno sperare in un meccanismo di competizione sul sussidio a beneficio del costo complessivo sostenuto dalla collettività per supportare lo sviluppo di capacità di generazione rinnovabile.





