Le misure finora adottate a livello nazionale ed europeo sono necessarie ma non sufficienti. Intervenire su CAM, plastic tax, costi di smaltimento degli scarti di lavorazione, obblighi di contenuto minimo. La priorità è il mantenimento e la saturazione della capacità di riciclo esistente.
L’industria europea ed italiana della plastica, incluso il comparto del riciclo, è sotto pressione: i prezzi inferiori dei polimeri vergini, le importazioni extra-UE e gli alti costi energetici stanno paralizzando il comparto. A fine 2025, la Commissione Europea ha varato un primo pacchetto di misure di sostegno. Ma non basta. Serve un approccio più organico, che combini strumenti normativi e leve economiche. Altrimenti, si rischia una perdita strutturale di capacità industriale, con ricadute sull’economia circolare e sull’occupazione.
I numeri del settore
Per capire la portata della crisi occorre partire dai dati. Tra il 2018 e il 2024, la produzione complessiva di plastiche in Europa è in contrazione del 12%, da 62,3 milioni di tonnellate a 54,6 milioni di tonnellate, nonostante le plastiche derivanti da riciclo meccanico post-consumo aumentino del 57,1%. Nel medesimo periodo (2018-2024), la produzione totale di plastica mondiale fa segnare un andamento opposto, in crescita del 16%.
La Germania si conferma il principale produttore europeo, mentre l’Italia occupa il sesto posto con 3,3 milioni di tonnellate annue, pari al 6% del totale europeo. La quota italiana sale, però, al 14,5% se si considera la sola produzione di plastica post-consumo da riciclo meccanico e chimico: in questo segmento, il nostro Paese si colloca subito dietro alla Germania, a dimostrazione di un contributo tutt’altro che marginale alla circolarità della plastica europea.
Sul fronte della bilancia commerciale, i dati sono preoccupanti: l’UE-27 registra nel 2024 un saldo negativo di 1,6 milioni di tonnellate, in esito ad uno sbilancio di 200mila tonnellate nella produzione e di 1,4 milioni di tonnellate nella trasformazione delle plastiche. Dal 2022, le importazioni extra-europee eccedono costantemente le esportazioni in volumi.






