Il Pnrr destina 2,1 miliardi alla gestione dei rifiuti. Ma serve un intervento chiarificatore che indichi i fabbisogni territoriali a partire dalle indicazioni delle regioni. Vanno sostenute solo le iniziative che hanno una reale prospettiva industriale.

L’intervento di Andrea Ballabio, Donato Berardi, Gianmarco Di Teodoro e Nicolò Valle su Lavoce.info.

Gli investimenti del Pnrr per i rifiuti

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvato nel 2021, guiderà gli investimenti pubblici in Italia fino al 2026, con una dotazione di oltre 200 miliardi di fondi europei. Dal Piano, la gestione dei rifiuti riceve 2,1 miliardi di euro, con l’impegno di realizzare due riforme principali: il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti (Pngr) e una Strategia nazionale per l’economia circolare (Snec). Il primo, approvato nel 2022, è pensato per codificare gli indirizzi dello stato nella gestione dei rifiuti, la seconda per dare gambe a un programma di riforme per sostenere gli indirizzi del primo.

All’interno della Missione denominata “Rivoluzione verde e transizione ecologica” del Pnrr, i 2,1 miliardi destinati al settore dei rifiuti sono così suddivisi:

  • 1,5 miliardi di euro sono riservati agli enti pubblici (enti d’ambito o comuni), distinti in tre linee di intervento: 600 milioni per il miglioramento delle raccolte differenziate, 450 milioni per il trattamento e il riciclo dei rifiuti raccolti in modo differenziato e 450 per impianti per trattamento/riciclaggio di assorbenti, fanghi e rifiuti tessili.
  • 600 milioni relativi a “progetti faro”, suddivisi in quattro linee di intervento con una dotazione di 150 milioni a testa, rispettivamente per trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), rifiuti di carta e cartone, rifiuti di plastica e rifiuti tessili.

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