Nelle nostre raccolte differenziate il rifiuto organico è il più diffuso. Eppure non viene adeguatamente valorizzato. Restano le disparità territoriali degli impianti tra Nord e Sud, che dovranno essere superate con un adeguato utilizzo del PNRR. Mentre urge un intervento chiarificatore da parte dello Stato.
Il rifiuto organico è, tra i rifiuti solidi urbani, il più presente nelle nostre raccolte differenziate. Secondo gli ultimi dati ISPRA, riferibili al 2021, dei 19 milioni di tonnellate di rifiuti raccolti nel 2021, il 40% è riconducibile appunto all’insieme di frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) e verde.
Nonostante l’indubbio successo, negli ultimi tempi il rifiuto organico è oggetto di un acceso dibattito intorno a due principi fra di loro antitetici: da una parte la libera circolazione dei rifiuti avviati a recupero e, dall’altro, la riduzione della movimentazione degli stessi.
Quel che è certo è che si fa sempre più urgente un intervento chiarificatore statale che misuri i fabbisogni residui e indichi le Regioni e gli impianti necessari a riequilibrare i divari territoriali. In modo da chiarire – definitivamente – il confine tra mercato, concorrenza e regole.
Vantaggi e limiti della raccolta differenziata dell’organico
L’obbligo di raccolta differenziata dell’organico, istituito dal decreto legislativo n° 116 del 2020, ha un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti urbani e di riduzione dello smaltimento in discarica. I numeri sull‘intercettazione dell’organico evidenziano un continuo incremento negli anni, dai 4,5 milioni di tonnellate del 2011 ai 7,4 del 2021, per un fabbisogno di trattamento in costante crescita.
Tuttavia, la disponibilità di impianti per il trattamento mostra un’offerta più che adeguata nel Nord del Paese, dove gli impianti sono mediamente di maggiori dimensioni e in grado di combinare il recupero di materia con quello di energia e con la produzione di biocarburanti. Nelle aree del Centro Sud invece la dotazione rimane più carente e parcellizzata: gli impianti sono di dimensioni minori e prevalentemente orientati al recupero di materia.
Il mercato, dunque, attesta da tempo una movimentazione verso Nord del rifiuto organico. Alcuni pronunciamenti di ARERA, l’autorità di regolazione per energia reti e ambiente, hanno affidato alle singole Regioni il compito di rimuovere le cause di questa disparità territoriale. Anche se tali provvedimenti sono attualmente in fase di esame da alcuni Tribunali Amministrativi Regionali. Intanto, però, le disparità territoriali restano.






