Il passaggio dalla “rendicontazione non finanziaria” alla “rendicontazione di sostenibilità” rappresenta una svolta significativa. L’adozione dei nuovi standard (ESRS), introdotti dalla Direttiva sul reporting di sostenibilità (CSRD), codifica nuove regole per misurare l’impegno delle aziende nei confronti della sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG). I nuovi standard chiamano sforzi organizzativi e manageriali: una evoluzione della missione e della cultura aziendale.

CSRD Corporate Sustainability Reporting: novità del nuovo framework di rencidontazione ESG

Il passaggio dalla “rendicontazione non finanziaria” alla “rendicontazione di sostenibilità” rappresenta una svolta significativa. Una nuova regolamentazione nella quale alle metriche economiche e finanziarie con le quali siamo stati abituati sino ad oggi a misurare la creazione di valore e la solidità delle imprese si affiancano nuovi indicatori di natura sociale e di governance, pensati per imprimere una svolta alle strategie industriali delle aziende, guidandole verso lo sviluppo sostenibile.

L’adozione degli European Sustainability Reporting Standards o ESRS, introdotti dalla Direttiva CSRD, codifica nuove regole per misurare l’impegno delle aziende nei confronti della sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG). I nuovi standard chiamano sforzi organizzativi e manageriali: una evoluzione della missione e della cultura aziendale.

Ma facciamo un passo indietro e passiamo in rassegna le cinque principali innovazioni della CSRD e cioè:

  1. estensione del perimetro di applicazione
  2. integrazione della rendicontazione di sostenibilità nel bilancio di esercizio
  3. standard unico europeo di rendicontazione
  4. sistema di taggatura digitale
  5. obbligo di revisione (assurance)

La maggiore novità risiede nell’estensione dell’ambito di applicazione a tutti i soggetti definiti grandi imprese, alle imprese quotate nei mercati finanziari della UE, alle imprese di maggiori dimensioni localizzate nel territorio dell’UE, anche quando la casa madre è stabilita in paesi extraUE. Per avere il polso della portata dell’ampliamento del perimetro dei soggetti obbligati si pensi che saranno coinvolte un numero di imprese europee 5 volte superiore a quelle coperte dall’attuale normativa sulla rendicontazione non finanziaria (si veda anche il Position Paper n. 194). Secondo la nuova definizione le aziende sottoposte all’obbligo dovranno superare due criteri dimensionali sui seguenti tre: avere in media almeno 250 dipendenti e/o detenere almeno 25 milioni di euro di attivo patrimoniale e/o registrare più di 50 milioni di euro di ricavi netti delle vendite e delle prestazioni.

Il secondo aspetto di novità è l’obbligo di pubblicare la rendicontazione di sostenibilità (il legislatore ha abbandonato la precedente terminologia “non finanziaria”) all’interno della relazione sulla gestione, in un’apposita sezione, che include le informazioni relative ad impatti, rischi e opportunità con riguardo agli aspetti di sostenibilità: si dovrà documentare in che modo tali aspetti possono incidere sullo sviluppo, sui risultati e sulla contesto nel quale l’impresa opera, in un’ottica forward-looking e non più solo backward-looking.

Al fine di rendere la disclosure ESG comparabile, coerente e trasparente, la CSRD introduce l’obbligo di rendicontare secondo uno standard unico europeo (gli standard ESRS), la cui messa a punto è stata affidata all’EFRAG, European Financial Reporting Advisory Group, ossia il Gruppo di lavoro europeo incaricato di formulare proposte in materia di informativa finanziaria. Inoltre, al fine di garantire trasparenza e maggiore accessibilità delle informazioni da parte di investitori e altri stakeholder, viene introdotto l’obbligo di redigere il documento integrato in formato XHTML e di contrassegnare tramite “tag” le informazioni sulla sostenibilità. Il suddetto sistema, di taggatura digitale, supporterà la creazione di un database europeo delle informazioni ESG (lo European Single Access Point – ESAP).

Infine, si aggiunge l’obbligo di assurance (nella formulazione “limited” entro il 2026 e “reasonable” dal 2028) delle informazioni di sostenibilità riportate, già introdotto in Italia dal D.Lgs. 254/2016, che configura una vera e propria rivoluzione per quelle realtà che ad oggi non hanno mai redatto una DNF o un Bilancio di Sostenibilità.

Intanto, i nuovi standard da utilizzare per la rendicontazione di sostenibilità includono 2 principi generali e trasversali (cross-cutting o trasversali), 3 principi tematici – 5 su temi ambientali (E), 4 su temi sociali (S) e 1 sulla governance (G) – e una serie di principi di settore (in totale 39) la cui pubblicazione è stata rimandata dal 2026 in poi.

Vi sono poi 4 ambiti di rendicontazione che si applicano ai principi trasversali e ai principi tematici, che riguardano le informative su governance (GOV), strategia (SBM), gestione degli impatti, rischi e opportunità (IRO) e le metriche e obiettivi (MT). Di questi solo la gestione degli impatti IRO è presente in tutti i principi tematici e nei principi di informazioni generali.

La pubblicazione della rendicontazione di sostenibilità sarà parte integrante della Relazione sulla gestione ovvero dei documenti relativi al bilancio finanziario, assumendone la medesima valenza legale e seguendone le medesime tempistiche di revisione ed approvazione.

Come prepararsi all’adozione degli ESRS?

Tuttavia, lasciando alla versione estesa del presente Position Paper l’analisi dettagliata degli ESRS e di cosa accadrà alle utility, proviamo a capire i contorni di questa importante trasformazione, guardando alle aziende e a quanto dovranno cambiare per adattarsi ai nuovi standard.

L’evoluzione della rendicontazione di sostenibilità necessita di una trasformazione dei modelli di business, delle strategie e soprattutto della cultura aziendali. Affinché si possa parlare non solo di spinta normativa, ma di vero e proprio cambio di paradigma.

Il punto di partenza, che al contempo li racchiude tutti, è una governance di sostenibilità che sia in grado di definire chiaramente la strategia per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, di medio e lungo periodo.

Si richiede dunque di strutturare la propria governance e trasformare il proprio modello di business per affrontare e gestire al meglio le sfide del futuro. Occorre un organo di governo informato e consapevole, che sappia supervisionare i meccanismi di governance (politiche, procedure, controlli interni etc.) in merito alle questioni di sostenibilità, definendo parallelamente le strategie di reporting di sostenibilità e promuovendo un coinvolgimento continuo degli stakeholder.

In questo percorso risulta decisivo iniziare il prima possibile, tenendo a mente pochi ma cruciali aspetti.

A che punto sono: risorse, processi, strumenti

Le imprese devono inizialmente acquisire piena consapevolezza delle proprie risorse e della propria struttura interna. È centrale condurre un’analisi dettagliata della struttura aziendale, dei relativi obblighi di rendicontazione e di eventuali eccezioni a livello di perimetro e/o di risorse coinvolte. Inoltre, è necessario investire nella promozione di una cultura aziendale orientata alla valutazione costante delle informazioni sulla sostenibilità, identificando i gap attraverso una comparazione tra il livello a cui si è giunti in materia di sostenibilità (es. in applicazione dei GRI) e le nuove richieste degli standard ESRS.

La raccolta delle informazioni e dei dati comporta necessariamente il coinvolgimento di diverse funzioni aziendali, per cui occorre dotarsi, se sprovvisti, di sistemi gestionali e/o software adattabili ai nuovi standard europei o che possano soddisfare le richieste degli stessi. Quest’attività deve garantire che il perimetro di consolidamento di dati sia il medesimo del bilancio finanziario come richiesto dalla Direttiva.

Non esiste un’unica metodologia di approccio alla “nuova” reportistica di sostenibilità: si possono integrare o estendere le prassi già presenti in azienda per approfondire le richieste e/o irrobustire i processi già in atto.

Non solo gli stakeholder interni, ma anche gli stakeholder esterni all’impresa svolgono un ruolo importante in questa fase. Maggiore sarà il dialogo con loro, più semplice sarà il recepimento dei dati, il confronto su di essi e la rendicontazione finale delle informazioni (si veda anche il Position Paper n. 254). 

Valutare i miei impatti: cosa è rilevante

Le imprese devono condurre la cosiddetta “analisi di doppia materialità”, che costituirà il fondamento delle decisioni strategiche, delle valutazioni dei rischi e delle modalità di rendicontazione annuali. I risultati ottenuti nella prima fase di questa valutazione aiuteranno le aziende a stabilire le priorità per indirizzare i propri sforzi nelle tematiche emerse come rilevanti. Successivamente, è essenziale delineare un piano d’azione e stabilire una tempistica per iniziare a raccogliere e calcolare dati e metriche pertinenti. In questo contesto, di fondamentale importanza è coinvolgere i responsabili dei processi, definire chiaramente i ruoli e le responsabilità, e creare un quadro di governance adeguato alle aspettative.

Data quality: necessità di un processo adeguato

La mancanza di dati approfonditi è una sfida chiave per le aziende che vogliono progredire verso i loro obiettivi di sostenibilità. La bassa qualità e granularità dei dati, l’elevato carico di dati manuali o la mancanza di dati puntuali possono ostacolare la rendicontazione ESG. Occorre dunque promuovere un processo di raccolta dati che garantisca che i dati provenienti dalle diverse funzioni aziendali siano certificati e/o soggetti a controllo prima di entrare nel sistema di reporting. La qualità del dato non riguarda però soltanto la sua esattezza, poiché è altrettanto cruciale classificare correttamente le informazioni aziendali secondo le definizioni fornite dagli standard e framework di riferimento (es. ESRS, Tassonomia UE). Per i gestori di un settore regolato come quello idrico, occorre, in particolare, promuovere la raccolta di dati e informazioni che vada oltre la conformità normativa e soprattutto allineare le tempistiche dei diversi processi di raccolta interni (es. con la raccolta RQTI).

Focus sulle tempistiche di rendicontazione

Riorganizzare le tempistiche per lo svolgimento dell’analisi di materialità, per la raccolta dei dati e per la stesura del report. La CSRD richiede che il bilancio finanziario e il bilancio di sostenibilità confluiscano in un unico documento. Molte imprese attualmente non sono preparate a questo cambiamento, principalmente a causa del ritardo nell’elaborazione di alcuni dati non finanziari rispetto alla pubblicazione del bilancio finanziario. Pertanto, si rende necessario ristrutturare le diverse attività nell’arco dell’anno, anticipandole e allineando le tempistiche a quelle del bilancio finanziario, per garantire la pubblicazione dell’unico documento integrato.

Organizzare il lavoro ai fini di una sua certificazione

La CSRD prevede che la rendicontazione di sostenibilità sia sottoposta a revisione – per i primi anni volta ad assicurare un livello di sufficiente accuratezza del dato e in futuro di ragionevole certezza dello stesso (rispettivamente limited e reasonable assurance). Per le imprese che ad oggi non pubblicano la dichiarazione non finanziaria o che non hanno scelto volontariamente di far revisionare il proprio bilancio di sostenibilità, questo aspetto rappresenta una novità assoluta. Sarà necessario, innanzitutto, comprendere la maturità del proprio processo di rendicontazione di sostenibilità e la quantità e la qualità di risorse necessarie per la preparazione a un processo di assurance.

Concludendo, la pubblicazione degli ESRS porterà con sé molte novità non solo di approccio alla rendicontazione, ma anche in termini di ricadute per la strategia industriale, la corporate governance, la gestione dei rischi e il controllo di gestione di tutte le aziende coinvolte, utility comprese. Con gli impatti che influenzeranno in modo significativo persone, risorse, processi, strumenti, sistemi. La rendicontazione sarà solo la punta dell’iceberg di un nuovo modi di fare impresa, più complesso e sfidante.

Per le imprese diviene allora strategico promuovere una cultura aziendale che sappia interiorizzare gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG), andando a permeare l’organizzazione e il modello di business per abbracciare il cambiamento. Ciò in un contesto non sempre coerente o privo di criticità: dal greenwashing alla scarsa trasparenza sui temi ESG, dalla difficoltà di comparare dati e indicatori ESG ai temi di una comunicazione aziendale da ripensare, al coinvolgimento di tutti i portatori di interesse.

È essenziale, quindi, sviluppare una governance indirizzata a promuovere una strategia con obiettivi di sostenibilità di lungo periodo, che superi il corto respiro del budget annuale e coinvolga tutti gli stakeholder, promuovendo e accettando la sfida di una valutazione costante degli impatti ESG. Per fare questo sarà fondamentale una reingegnerizzazione dei processi di rendicontazione orientata a garantire maggiore profondità e qualità dei dati e delle informazioni.