Salvare i ghiacciai per il futuro del pianeta: il ruolo della ricerca e delle politiche sostenibili
L’acqua è una risorsa insostituibile, ma il suo ciclo naturale è sempre più compromesso dagli effetti del cambiamento climatico. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2025, REF Ricerche vuole sottolineare l’urgenza di preservare i ghiacciai, elementi chiave dell’equilibrio idrico globale e fonte primaria di approvvigionamento per miliardi di persone.
Ghiacciai in crisi: i numeri di un’emergenza globale
I ghiacciai immagazzinano circa il 70% dell’acqua dolce della Terra e garantiscono il rifornimento idrico a quasi due miliardi di persone. Tuttavia, il loro scioglimento ha raggiunto livelli senza precedenti. Solo nel 2023, le calotte glaciali hanno perso oltre 600 gigatonnellate di acqua, il dato più alto degli ultimi cinquant’anni.
Le conseguenze sono già evidenti. Dal 1900, l’innalzamento del livello del mare ha superato i 20 centimetri, esponendo milioni di persone al rischio di erosione costiera e di eventi climatici estremi. Inoltre, la fusione accelerata dei ghiacciai sta alterando il ciclo delle acque stagionali, con impatti su agricoltura, produzione energetica e biodiversità.
Implicazioni economiche e sociali: dalla sicurezza alimentare ai conflitti per l’acqua
L’acqua derivante dallo scioglimento dei ghiacciai è essenziale per la produzione agricola globale. In molte regioni, la sua riduzione sta mettendo a rischio la disponibilità di cibo e aumentando il costo delle materie prime. Secondo la FAO, il 60% della produzione agricola mondiale dipende dall’irrigazione, che a sua volta si basa in gran parte sulle riserve idriche glaciali.
Ma la crisi idrica non è solo una questione ambientale: è anche un fattore di tensioni geopolitiche. La riduzione delle risorse d’acqua dolce sta già alimentando conflitti tra comunità e Stati. Senza un’inversione di tendenza, il rischio di instabilità sociale ed economica crescerà nei prossimi decenni.
Come invertire la rotta: il ruolo della ricerca e delle politiche sostenibili
La conservazione dei ghiacciai richiede un approccio integrato, che combini riduzione delle emissioni, innovazione tecnologica e gestione sostenibile delle risorse idriche. Contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C potrebbe salvare due terzi dei ghiacciai situati nei siti patrimonio dell’umanità. Ma per riuscirci, servono investimenti mirati e un forte impegno politico e industriale.
REF Ricerche ritiene che siano fondamentali:
- Potenziamento delle infrastrutture idriche per rendere più efficiente l’uso delle risorse disponibili.
- Investimenti in ricerca e innovazione, per sviluppare soluzioni che riducano lo spreco d’acqua nei settori agricolo e industriale.
- Politiche di adattamento climatico, per proteggere le comunità più vulnerabili dagli effetti della crisi idrica.
- Cooperazione internazionale, affinché governi, aziende e cittadini collaborino nella tutela delle risorse idriche.
La transizione verso la neutralità climatica e il contributo di REF Ricerche
I segnali del cambiamento del clima sono ogni giorno sotto i nostri occhi. E i ghiacciai e la loro ritirata sulle nostre montagne il termometro del suo incedere inesorabile. Se la mitigazione delle cause del cambiamento del clima è un impegno che comporta un coordinamento globale, in un orizzonte di molti decenni, l’adattamento è invece quanto possiamo fare sin da subito.
Adattarsi vuole dire adottare misure per prevenire o ridurre al minimo i danni generati dai cambiamenti climatici: si tratta dunque di valutare i rischi e le vulnerabilità associati ai cambiamenti del clima. È proprio l’adozione di misure di adattamento che rende le infrastrutture, e quindi i territori, resilienti agli eventi estremi, come alluvioni, nubifragi e ondate di calore sempre più intense e frequenti, ma anche [FC1] ai fenomeni cronici, quali l’innalzamento del livello del mare o il cambiamento del regime delle precipitazioni. Riconoscere il grado di vulnerabilità e i rischi a cui le infrastrutture sono esposte è necessario al fine di identificare e realizzare le soluzioni di adattamento più adeguate ed efficaci.
Nell’ultimo anno il think tank di REF Ricerche si è interrogato su come il cambiamento del clima si riversa sulla gestione dell’acque, e sulle sfide del prossimo futuro.
Un futuro nel quale la gestione dell’acqua sarà chiamata a farsi carico di numerose questioni emergenti: dagli impatti del cambiamento climatico sul regime delle precipitazioni e sulla gestione delle acque meteoriche, al riuso delle acque reflue depurate e affinate, al recupero di energia e nutrienti dai fanghi, ai controlli per la sicurezza dell’acqua potabile e la prevenzione di contaminazioni delle fonti, al potenziamento dei trattamenti di depurazione per rimuovere microinquinanti, come farmaci e microplastiche, alle soluzioni basate sulla natura per la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, del ripristino dei servizi ecosistemici e la rigenerazione della risorsa idrica. Tutti questi obiettivi fanno parte di un nuovo paradigma del servizio idrico integrato che viene delineandosi in azioni e impegni previsti dalle numerose direttive europee discusse e approvate negli ultimi anni: dalla direttiva sulla sicurezza e la qualità delle acque potabili (Direttiva UE 2020/2184, recepita in Italia il 21 marzo 2023 con il DL 18/2023) alla direttiva sulle acque reflue (Direttiva UE 2024/3019), entrata in vigore nel gennaio 2025 e che dovrà ora essere recepita nell’ordinamento dei singoli Paesi membri entro il 31 luglio 2027. Nuove prospettive che si aggiungono agli obiettivi di miglioramento della qualità del servizio già codificati nel percorso di miglioramento voluto dalla regolazione ARERA in materia di qualità tecnica (di cui alla deliberazione 917/2017/R/IDR per gli anni 2022 e 2023, come integrata dalla deliberazione 637/2023/R/IDR) e ai nuovi indicatori per la messa in sicurezza degli approvvigionamenti che chiama ad un impegno collettivo anche gli altri utilizzatori idrici, come agricoltori e industria.
Anche la governance del servizio idrico integrato dovrà evolvere, ripensando la catena di governo e riducendo il numero dei soggetti che, in modo non coordinato, esercitano un ruolo di indirizzo o comunque a vario titolo intervengono nei processi decisionali. Devono essere rinforzate le competenze di pianificazione, abbracciando logiche di area vasta. Anche la gestione industriale del servizio idrico sarà chiamata a fare un passo avanti, verso soggetti industriali più forti, con una sfera di influenza più ampia, dotati della necessaria capacità e di essere interlocutori sui molteplici temi legati alla gestione dell’acqua, ben oltre l’attuale perimetro del servizio idrico integrato.
Un percorso che, con ogni probabilità, richiederà un deciso innalzamento del volume degli investimenti necessari per una gestione del servizio idrico integrato che si allarga: dagli attuali 50 euro pro-capite all’anno verso un valore almeno doppio, anche superiore ai 100 euro pro-capite, in linea con le migliori esperienze europee.
Non si può sottacere che questo percorso comporterà inevitabilmente la necessità di una crescita della tariffa del servizio idrico. Per questo motivo, molta attenzione andrà posta nella costruzione del dialogo con i cittadini, che dovranno essere partecipi delle strategie di adattamento, desiderosi di un miglioramento condiviso.
Siamo consapevoli che la costruzione del consenso è un ingrediente imprescindibile di ogni percorso di miglioramento del servizio proposto. Una recente indagine del Laboratorio REF Ricerche ha rilevato come il 90% dei cittadini del nostro Paese è disponibile a sostenere la realizzazione di infrastrutture per l’adattamento dei territori. Ma nel rivolgersi ai cittadini è necessario riconoscere la “natura umana”, che ci espone sovente a una razionalità limitata e a una non chiara percezione della realtà, che impone un rinforzo all’informazione da parte delle istituzioni e l’adozione di linguaggi e processi comunicativi coerenti.
Oltre ad agire in termini di adattamento, non bisogna abbandonare la strada della mitigazione. Per il servizio idrico integrato, la recente direttiva europea sulle acque reflue prevede un obiettivo di neutralità energetica degli impianti di depurazione entro il 2045, con traguardi intermedi già nei prossimi anni. Il miglioramento dell’efficienza di questi impianti contribuirà alla riduzione delle emissioni di gas serra, incidendo positivamente sul rallentamento dello scioglimento glaciale. Negli ultimi anni, è possibile osservare un aumento da parte dei gestori di investimenti volti all’autoproduzione per il consumo di energia da fonti rinnovabili non solo nel comparto della depurazione ma anche in quello acquedottistico.
Il tema della neutralità energetica emerge come sempre più rilevante anche per altri servizi pubblici locali dell’ambito elettivo di analisi dal Laboratorio REF Ricerche. Il riciclo delle plastiche rappresenta un ulteriore strumento per il contenimento delle emissioni: nel caso italiano, il recupero e il riutilizzo dei polimeri potrebbe evitare fino a 7,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti ogni anno. Un altro settore chiave è il teleriscaldamento: grazie agli impianti già installati, l’Italia risparmia annualmente oltre 1,5 milioni di tonnellate di CO2, un beneficio ambientale che altrimenti sarebbe vanificato dall’uso di caldaie a gas tradizionali.
Sarà dunque necessario ripensare il modo di produrre e consumare dei nostri sistemi economici. Le imprese saranno sempre più chiamate a interiorizzare gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG), che dovranno permeare l’organizzazione e il modello di business per abbracciare il cambiamento. Ciò in un contesto non sempre coerente o privo di criticità: dal greenwashing alla scarsa trasparenza degli impatti ESG, dalla difficoltà di comparare dati e indicatori ad una comunicazione aziendale da far evolvere, al coinvolgimento di tutti i portatori di interesse.
Tutte queste riflessioni suggeriscono che l’adattamento e la decarbonizzazione passano anche e soprattutto per azioni concrete, e per le scelte che possiamo fare sin da subito, ogni giorno.
Un impegno collettivo: il contributo di ciascuno
Anche le scelte individuali fanno la differenza. Ridurre i consumi energetici, sostenere pratiche agricole sostenibili e promuovere la tutela dell’acqua sono azioni concrete che possono contribuire alla protezione dei ghiacciai.
La Giornata Mondiale dell’Acqua 2025 ci ricorda che proteggere i ghiacciai significa garantire un futuro sostenibile per tutti. Il tempo per agire è adesso. Solo con un impegno collettivo possiamo preservare queste preziose riserve d’acqua e garantire un pianeta vivibile per le generazioni a venire.
REF Ricerche










































