La crescita del fotovoltaico, ingrediente imprescindibile della transizione energetica, rende centrale il tema della gestione dei rifiuti da pannelli a fine vita. Il forte aumento dei moduli dismessi che si prospetta per i prossimi anni richiede un sistema capace di garantire tracciabilità, adeguata capacità impiantistica e copertura dei costi di raccolta e trattamento.

Il boom del fotovoltaico in Italia porta con sé una questione destinata a farsi sempre più urgente: cosa fare dei pannelli a fine vita. Serve un sistema capace di tracciarli, avere impianti sufficienti per trattarli e trovare le risorse per finanziare raccolta e trattamento. Negli ultimi anni le installazioni sono cresciute rapidamente, spinte dagli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), e di pari passo è aumentato il numero di moduli dismessi, che rientrano tra i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

L’invecchiamento degli impianti già installati, unito alla prospettiva di doverne installare molti altri per centrare gli obiettivi del PNIEC, rende necessario ragionare fin da ora su questo fine vita. I pannelli dismessi possono rappresentare una risorsa preziosa, perché contengono materie prime recuperabili, ma solo se esiste una rete di impianti di trattamento adeguata. Negli anni la normativa su raccolta e trattamento di questi rifiuti è cambiata più volte, diventando frammentata e complicata da seguire. L’Italia, peraltro, è già oggetto di una procedura di infrazione europea per non aver raggiunto gli obiettivi di raccolta previsti dalle Direttive comunitarie: tra le cause c’è una rete di intercettazione che non copre ancora capillarmente tutto il territorio, a cui si aggiunge un alto numero di operatori informali che alimentano esportazioni illecite o smaltimento abusivo.

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