Poche auto elettriche in circolazione in Italia e poche colonnine pubbliche per la ricarica: è un circolo vizioso dal quale si può uscire con interventi di natura regolatoria e di mercato. Le azioni di pubblico e privato per favorire la mobilità elettrica.

L’intervento di Roberto Bianchini e Francesca Riccardo su Lavoce.info.

Poche auto elettriche in Italia

In Italia le auto elettriche si vendono poco: la quota di mercato Bev tra il 2022 e il 2024 è rimasta stabile intorno al 4 per cento, con un tasso di crescita limitato rispetto agli altri paesi europei.

Uno degli aspetti che più influenza il consumatore nell’acquisto di un veicolo elettrico è la “range anxiety” o “ansia da autonomia”, ossia la paura di non riuscire a raggiungere la meta del viaggio o una colonnina di ricarica prima che la batteria del veicolo si scarichi. Per superare la diffidenza dei consumatori nei confronti dell’elettrico è necessario fornire loro maggiori informazioni e best practice da seguire: per esempio, caricare le batterie all’80 per cento per mantenerne a lungo l’efficienza oppure utilizzare applicazioni per pianificare lunghi viaggi in modo da sapere dove si trovano le colonnine di ricarica pubbliche.

È necessario anche sviluppare infrastrutture di ricarica pubbliche. Oggi la loro espansione è frenata da due principali ostacoli: da un lato, gli investimenti nel settore sono poco remunerativi a causa di costi elevati e domanda limitata; dall’altro i consumatori sono ancora scettici sull’affidabilità della rete di ricarica, temendo tempi di attesa lunghi e una copertura insufficiente. Superare queste difficoltà è cruciale per accelerare l’adozione della mobilità elettrica. Per capire invece le motivazioni dietro la scarsa remuneratività degli investimenti per gli operatori è utile spiegare chi sono gli attori coinvolti nella fornitura del servizio e come si forma il prezzo di ricarica pubblica.

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