Ref Ricerche: servono infrastrutture e governance a prova di clima.

Il Laboratorio Servizi Pubblici Locali (Ref Ricerche) è un think tank di analisi e discussione che riunisce selezionati rappresentanti del mondo dell´impresa, delle istituzioni e della finanza per rilanciare il dibattito sul futuro dei servizi pubblici locali e ha appena pubblicato il position paper “Acqua – Servono infrastrutture e governance “a prova di clima”: lezioni dalla siccità”, dal quale emerge che «E’ necessario realizzare infrastrutture “a prova di clima” per permettere ai territori una gestione efficace e efficiente della risorsa nelle situazioni di stress, come siccità e alluvioni. E’ altresì necessario un rinforzo alla governance dell’acqua per definire le linee di azione, prevenire e risolvere le conflittualità, disegnare un quadro di regole chiare. Un rinforzo del ruolo delle Autorità di Bacino distrettuali e, con esse, della programmazione sovra-ordinata degli interventi, ma anche una strategia di utilizzo della risorsa idrica scarsa, indicando le priorità e i volumi. L’adeguamento del costo della risorsa è ingrediente imprescindibile di questo percorso, per indurre consumi efficienti e finanziare nuovi interventi».

Ref Ricerche avverte che «La velocità con cui il cambiamento climatico si sta manifestando è asincrona rispetto ai tempi con cui un territorio naturalmente si adatta al clima prevalente: velocissimo il primo, lentissimo il secondo. Pertanto, oggigiorno, la resilienza di un territorio deve per forza passare dalla manutenzione e dall’ammodernamento delle infrastrutture esistenti e dalla realizzazione di nuove, rispondenti ai bisogni che affiorano. E’ rilevante osservare, inoltre, come siano proprio le infrastrutture a dare forma al complesso di servizi e di attività economiche che intorno ad esse ruotano. Per esempio, la realizzazione di un invaso ha impatti positivi sulla industria e sull’agricoltura del territorio. La capacità di adattarsi alla siccità sarà determinata sarà determinata dal mantenimento in efficienza e dalla nuova capacità degli invasi, dalla presenza di desalinizzatori in grado di fare fronte alle punte di domanda, da una rete di distribuzione efficiente e senza perdite, dal riuso delle acque depurate e affinate in ambito agricolo, e da sistemi irrigui efficienti e colture coerenti con la disponibilità di acqua, da una integrazione sistematica delle soluzioni basate sulla natura o nature based solutions, a quelle infrastrutturali “grigie” per il ripristino del capitale naturale ovvero della capacità rigenerativa endogena dei territori (come approfondito nel Position Paper n. 228). E da come tutti questi aspetti sono in grado di essere messi a sistema. Si tratta di una rete di infrastrutture in cui non è ammessa una “maglia debole”: il costo è la mancata resilienza dell’intero territorio».

Ma non è sufficiente la presenza e il funzionamento di una rete di infrastrutture, è necessario anche definire la governance della gestione della risorsa in una prospettiva olistica e complessiva, sia per le fasi più critiche, che per regolare l’ordinario. «E’ necessario, insomma – si legge nel position paper – definire i ruoli, le regole e gli obiettivi che devono guidare la gestione dell’acqua, ed in particolare della adduzione primaria. Se, con riferimento all’approvvigionamento idrico primario, si osserva un’attenzione al rilevante fabbisogno relativo allo sviluppo e all’adeguamento infrastrutturale del sistema, lo stesso non si può dire per quello che attiene la governance».

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