L’economia circolare non vuol dire solo buon funzionamento della gestione dei rifiuti, significa ripensare il modo di produrre e consumare. Per questo bisogna continuare ad agire per contenere l’estrazione di risorse naturali favorendo la rigenerazione.

Buoni risultati nell’uso circolare della materia

L’Italia vanta risultati di tutto rispetto nel panorama europeo dell’economia circolare, ma sarebbe un errore fermarsi a celebrare i primati. Dietro i buoni numeri, si nasconde una realtà più complessa: circa l’80 per cento dell’economia nazionale continua a funzionare secondo logiche lineari. La strada verso una vera circolarità è ancora lunga. I dati degli ultimi anni invitano a una riflessione seria su quanto sia stato fatto e quanto resti ancora da fare.

Perché non basta

Spesso si commette l’errore di ritenere che il concetto si riferisca solo al buon funzionamento della gestione dei rifiuti, dimenticando che invece economia circolare vuole dire ripensare il nostro modo di produrre e consumare.

Per inquadrare il ruolo dell’Italia nella transizione verso l’economia circolare, è utile partire dagli indicatori che misurano l’impiego di materie prime vergini. Il tasso di utilizzo circolare dei materiali, cioè la quota di materia riciclata reimmessa nei processi produttivi rispetto al consumo complessivo di materia, è uno dei parametri di riferimento delle politiche europee, e su questo fronte l’Italia si posiziona al secondo posto nel continente, subito dopo i Paesi Bassi.

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